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IL CORPO CHE RICORDA

DI GOFFREDO BORDESE






Il nostro corpo ricorda tutto, noi no.

Il nostro corpo ricorda se siamo stati allattati, se siamo stati dei figli voluti, se siamo stati dati in custodia ad una babysitter, se c'era rumore, silenzio, natura, cemento, calma o conflitto.

Il nostro corpo ricorda il dolore, i traumi, i lutti, i vuoti, le carezze, le carezze non ricevute, le carezze non date per orgoglio, le abbuffate nervose, le notti insonni, gli insulti ricevuti, la rabbia subita e data.

Con la mente invece creiamo la nostra realtà, quella che crediamo reale, quella che abbelliamo, quella che ci raccontiamo e raccontiamo agli altri, non perchè siamo cattivi o falsi, ma perchè nel "fare", nella vorticosità della nostra quotidianità, il fare, ci sposta dal sentire...e allora quando emerge il sentire, il profondo, la "memoria del corpo"?

Quando ci abbracciano e ci irrigidiamo, quando non sappiamo abbracciare noi, quando reagiamo a qualcuno che ci dice qualcosa, nel sonno, nella paura di lasciarci andare, nel mangiare, nel dormire, nel non riuscire a dormire, nel fare sesso, nel non riuscire a farlo, nella velocità del nostro eloquio, nella impossibilità di parlare...e potrei andare avanti per ogni singola azione che facciamo quotidianamente.

Ognuno di noi ha sperimentato la commozione o un sentimento troppo grande e non giustificato, ad un film, ad una canzone, a qualsiasi cosa che ci abbia evocato qualcosa di troppo grande rispetto a quello al quale abbiamo partecipato.

Il nostro corpo non parla la nostra lingua, parla la sua...ed è tutto un linguaggio simbolico, di metafore, analogie, similitudine, circostanze che ci ricordano altre circostanze, seppur inconsciamente, ecco il perchè di MEDITARMONIA. Perchè il suono, il silenzio, la meditazione guidata, sono tutti elementi che creano le condizioni per poterci ascoltare, per far emergere l'invisibile, MA CHE C'E'.

Invisibili non vuol dire inesistente...è solo latente, è sotto pelle, tra i muscoli, i nervi, nel respiro, nel diaframma, nelle nostre cellule, che per proteggerci, hanno creato un sistema di allerta e reazione alla possibilità di stare male, di ricordare. Così, crediamo nella nostra arroganza di sapere chi siamo, perchè crediamo di scegliere, di dire esattamente ciò che sentiamo, quando invece c'è un mondo assai più importante e onesto dentro di noi, che però non riusciamo a percepire, sentire e liberare.

Silenzio, respiro, ascolto, meditazione, suono, sono solo strumenti per liberare qualcosa che per proteggerci e proteggersi si è incastrato tra le pieghe dei nostri muscoli, del nostro respiro, della nostra anima. Basta lasciare spazio, creare spazio, come se stessimo partorendo. Più ti rilassi e meno soffri, prima ti rilassi e prima partorisci. Vale per un bambino dentro di noi, vale per le nostre memorie corporee.



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